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Anche se ne ha tutto l'aspetto, questo non è un blog ma una raccolta di articoli di attualità musicale scritti da me tra il 1998 ed il 2000 e pubblicati su un giornalino locale.
All'articolo originale seguono le info sugli album tratte da Wikipedia.
Il blog è aggiornato all'11 settembre 2000 (giorno di consegna dell'ultimo articolo) e NON sarà mai più aggiornato.
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martedì 17 ottobre 2023

David Bowie - Hours... - La Recensione



Gli ultimi album del millennio dovrebbero essere esemplari non soltanto in quanto summa di tutto quello che è stato fatto in questi ultimi anni, ma anche in quanto trampolino di lancio di quella che dovrebbe essere la musica del futuro.
Se questa affermazione fosse vera possiamo anche iniziare a temere il peggio.
Non so se sia un caso, ma nei mesi di settembre-inizi ottobre del 1999, c’è stata una concentrazione, come raramente se ne sono viste in passato, di nuovi lavori delle cosiddette “vecchie glorie”. Un’interminabile lista di nomi, alcuni dei quali avremmo voluto dimenticare, che confermano che anche nel 2000 la musica dovrà fare i conti con le esigenze commerciali..
Da Tom Waits a Iggi Pop, da Santana ai Clash (resuscitati dal nulla) agli Eurythmics e ai Pet Shop Boys, passando per Sting, Crosby, Still, Nash e Young, Ringo Starr, l’autobiografia di Boy George e gli italiani Den Harrow, Lucio Dalla e Antonello Venditti.
Entrando in un negozio di dischi sembra di tornare indietro di almeno quindici anni.
Ma il 5 di Ottobre un altro big ha deciso di regalarci un’ultima fatica prima del trapasso secolare. Ma non è un big qualsiasi. E’ il big per eccellenza, il Duca Bianco, David Bowie, naturalmente.
52 anni, più di trenta dischi all’attivo, David Bowie è stato ed è, forse, l’icona più rappresentativa della musica pop e non solo.
Un giornale specializzato inglese qualche anno fa sosteneva, con non poca ironia, che se un giorno giungesse un alieno sulla terra e volesse sapere tutto sulla musica degli ultimi trent’anni, gli basterebbe comprarsi tutti i dischi di Bowie.
Istrionico, il duca non si è mai fissato su un genere o su alcune particolari sonorità, ma si è sempre adattato; è cambiato con i tempi, è passato dal rock più aggressivo degli anni ’60, alle atmosfere cupe degli anni ’70 per poi formare i Tin Machine strizzando l’occhio alla new wave, alla dance e a tutto quello che ha fatto tendenza.
Immaginare poi come sarebbe stato il suo nuovo disco era praticamente impossibile in quanto doveva raccogliere l’eredità di un album estremo quale è stato Earthling, il suo precedente lavoro. Uscito nel 1997 in piena febbre elettronica, Bowie si era dato anima e corpo per cercare di inserirsi nel nuovo ambiente Jungle e Drum&Bass e lo ha fatto con questo lavoro che a mio avviso è uno dei migliori tra tutti quelli fatti da artisti che avevano intrapreso quella strada proveniendo da un altro ambito musicale.
Così ben riuscito da far pensare non tanto ad un tributo di Bowie alla musica elettronica ma ad una vera e propria conversione. Non sono passati neanche due anni ed ecco che torna con Hours…, il nuovo disco, in cui ci conferma quanto fare previsioni sul suo futuro sia inutile.
Un album spiazzante. Sinceramente non ho ancora capito se siamo di fronte ad un capolavoro o ad un semplice (leggi: inutile) ritorno al passato.
Ad un primo ascolto tutto sembrerebbe propendere per la seconda ipotesi. Le canzoni suonano tutte molto simili fra loro, le melodie sono tipicamente bowieane, quasi banali, gli arrangiamenti sono minimali, gli strumenti suonati nella maniera più canonica possibile, i debiti con il passato sono enormi, tanto con il suo passato, quello di Space Oddity, quanto alle magiche atmosfere retrò di Marc Bolan dei T-Rex (scomparso da qualche anno) in The Pretty things are going to hell, o ai suoni duri di New Angel of Promise, quasi punk, che fanno venire in mente i Sex Pistols.
Ma delle canzoni del genere divengono una cornice non solo azzeccata ma quasi necessaria quando ci si addentra nell’analisi dei testi. Il Bowie freddo e sicuro di se nella sua lotta “politically correct” contro tutto e tutti, lascia il posto ad un uomo giunto ormai ad un punto della vita in cui si comincia a fare i conti con il tempo passato e quello che ci resta, ad avere paura per quella che è la fine inevitabile di ogni essere umano: la morte. Tutto il lavoro non è altro che il trionfo di questi concetti, dalla copertina, in cui vediamo un Bowie come morto e soccorso da un angelo che ha il suo volto, quasi a sperare che dopo vi sia qualcosa, ai semplici titoli delle canzoni (Qualcosa nell’aria, Sopravvivo, Se sognassi la mia vita, Cosa sta accadendo?, Le cose più belle stanno andando all’inferno, Nuovi angeli della speranza e I Sognatori) fino, naturalmente, alle liriche. Si può pescare a caso per avere una conferma di quello che sto dicendo. In Thursday’s Child dice: "Per tutta la vita ho cercato con grande fatica di dare il meglio di me, ma non è successo nulla di bello lo stesso". In Seven: "gli dei hanno dimenticato di avermi creato così anch'io ho dimenticato loro".
In un atmosfera del genere, gli arrangiamenti semplici di cui parlavamo prima sono gli ideali per dare più risalto al testo; allo stesso tempo tornare alla musica di venti anni fa in perfetto stile Bowie diviene quasi un tentativo di esorcizzare il tempo che passa.
Un Bowie che per la prima volta parla al cuore, un Bowie che per la prima volta da più importanza ai testi che alla musica vera e propria, un Bowie come non lo avremmo mai immaginato.
Ma che non convince del tutto.

mercoledì 13 ottobre 1999


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La scheda dell'album da Wikipedia:
David Bowie - Hours...

Released4 October 1999
RecordedSeaview, Bermuda
GenreAlternative rock, art rock,experimental rock[1]
Length47:06
LabelVirgin – V 2900
ProducerDavid Bowie and Reeves Gabrels

Track listing

All songs written and composed by David Bowie and Reeves Gabrels, except "What's Really Happening?" lyrics by Alex Grant. 
No.TitleLength
1."Thursday's Child"  5:24
2."Something in the Air"  5:46
3."Survive"  4:11
4."If I'm Dreaming My Life"  7:04
5."Seven"  4:04
6."What's Really Happening?"  4:10
7."The Pretty Things Are Going to Hell"  4:40
8."New Angels of Promise"  4:35
9."Brilliant Adventure"  1:54
10."The Dreamers"  

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sabato 20 maggio 2000

3Prozac+: il suono della nuova musica italiana?



"3" segna il ritorno sulla scena dei Prozac+, una delle band più controverse degli ultimi anni. L'ultimo album "AcidoAcida", infatti, da un lato ha riscosso un ampio successo commerciale, dall'altro ha assicurato al gruppo feroci critiche per il loro power pop decisamente poco originale e contrassegnato da un approccio musicale leggero, immediato e probabilmente superficiale..

Qual’è, dunque, la verità sui Prozac? Sono la next best thing del rock italiano come sostengono i numerosi fan, oppure un fortunoso e scontato mix di melodia e leggerezza come ritengono invece i non pochi critici della band?

La verità è posta, come spesso del resto, al centro.

E' vero che i Prozac+ si rifanno palesemente a formule musicali facilmente orecchiabili e capaci di abbracciare una grande fetta di pubblico con le loro chitarre distorte, i loro ritmi accattivanti, le loro melodie facilmente memorizzabili e i loro testi provocatori. E' anche vero, però, che Eva, Elisabetta e GianMaria (i 3 componenti della band friulana) presentano connotati che li distinguono in una certa originalità dalla marea di gruppi dello stesso stampo punk-pop.
Connotati che emergono ancora di più in "3", un disco che sin dall'inizio mostra la buona fede del gruppo nel non adagiarsi sugli allori della vincente formula AcidoAcida e ricercare altre vie musicali.

Ascoltando il singolo di lancio del disco, "Angelo", tornano tutte le componenti che hanno reso in breve tempo il gruppo uno dei più famosi della scena rock italiana, ma arricchite dalla presenza degli archi che, già al primo ascolto, la rendono decisamente diversa dal sound di "Acida".
Stessa cosa per quanto riguarda le altre canzoni. Le strutture sono più complesse del binomio ‘strofa-ritornello’ che era utilizzato praticamente sempre in passato. Tempi dispari, suoni più vari ed elaborati, per la prima volta troviamo dei veri e propri assoli fatti dalla chitarra o dalle tastiere.
Basta ascoltare canzoni come "Cagna" e "Ordine Disordine" per capire quanta strada è stata fatta dai Prozac+.

Nulla di nuovo, invece, per quanto riguarda i testi. Le tematiche, altra inconfondibile caratteristica del gruppo, restano invece le stesse degli album precedenti, quelle delle ansie e delle apatie giovanili, del sentirsi esclusi dal mondo, del problema della droga come unica via d’uscita, del disgregarsi sempre di più delle speranze e delle certezze. Temi forti e scottanti trattati senza peli sulla lingua che confermano i Prozac+ uno dei gruppi più “rumorosi” anche a livello concettuale.

Per concludere "3" non rappresenta di certo una svolta nel rock italiano ma racchiude l'onesto lavoro di una band come i Prozac+ che, senza eccessive pretese, suonano e basta. Forse non troppo originali, ma con una buona dose di passione ed onestà.

sabato 20 maggio 2000


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La scheda dell'album da Wikipedia:
3Prozac+

ArtistaProzac+
Tipo albumStudio
Pubblicazione2000
Durata37 min : 29 s
Dischi1
Tracce13
GenerePop punk
Punk rock
EtichettaEmi
NoteDisponibile anche in inglese

Tracce 

  1. Cagna
  2. Stonata
  3. Candido Nero
  4. Angelo
  5. Superdotato
  6. Vorrei
  7. PDS
  8. D+ come P+
  9. Automatica
  10. Sono un debole
  11. Mi piaccio solo
  12. Ordine Disordine
  13. Boys don't cry

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lunedì 5 luglio 1999

Emir Kusturica - Lo spirito dei Balcani



Le vicende di un paese non sono determinate soltanto dall’azione dei politici.
Accanto ad essi vi sono tutta una serie di artisti e di intellettuali che con la loro opera si oppongono o appoggiano i loro politici fornendo delle visioni della realtà dall’interno, al di là del semplice racconto dei fatti, frutto della visione di chi ha vissuto determinate esperienze.
E spesso queste persone sono determinanti soprattutto all’estero per la formazione di un opinione pubblica da parte di chi non ha provato in prima persona le vicende di quel paese.
Non è un caso, quindi, che proprio quando le vicende politiche e militari di Sarajevo sono divenute all’ordine del giorno, è tornata in auge la figura di Emir Kusturica, che tanta parte ha avuto nella propaganda della situazione di quella città.
Il regista, autore di alcuni capolavori del cinema degli ultimi anni quali Il tempo dei Gitani, Underground e, l’ultimo, Gatto nero, gatto bianco, a pochi giorni dalla fine delle ostilità nel Kosovo, giunge in Italia in una veste insolita.
Come lui stesso ha dichiarato, non è qui per girare un nuovo film, né tantomeno per fare polemiche, ma per suonare.
È patita infatti la tournée dei Non Smoking, il gruppo capitanato da Nelle Karajilic in cui milita lo stesso Kusturica.
Il tour, partito proprio da Roma il 25 giugno, girerà l’Italia per tutto il mese di Luglio per concludersi il 27 a Trieste.
L’appuntamento romano è stato doppio, poiché il giorno prima del concerto, il regista ha incontrato il pubblico in occasione dell’apertura della sua prima retrospettiva cinematografica, anch’essa itinerante, attualmente in corso al Palazzo delle Esposizioni di via Nazionale.
Alla conferenza giunge con più di un ora di ritardo, “Per il traffico” dice lui, ma è di buon umore e pronto a parlare.
Si dice disperato per la situazione del suo paese, una situazione che non comprende e non approva, parla della distorsione delle informazioni date della guerra da parte della Cnn e degli altri media occidentali, del ruolo che gli è stato attribuito in patria, della spaccatura del suo popolo tra chi lo vede come un burattino di Milosevic o come uno che ha saputo commercializzare la drammaticità della situazione del suo paese - invidiosi dice lui - e chi pensa che sia l’unico regista che per la prima volta ha mostrato sugli schermi nazionali ed esteri la vera situazione della sua Jugoslavia.
Poi inizia a parlare dei rom, un argomento che gli sta molto a cuore.
La sua visita in Italia, infatti, prevede anche una visita nei campi nomadi di Roma e Torino.
“Un popolo, quello zingaro, che non ha mai fatto del male a nessuno, che non ha mai provocato una guerra ma che è costantemente vittima dei pregiudizi delle altre persone”.
Sensibile alle disastrose contraddizioni che egli riscontra nel nostro mondo contemporaneo, nel complesso Kusturica è apparso tranquillo, ma sotto la sua corteccia, che lo rende sempre pronto ad ironizzare e che non gli impedisce di trattenersi a lungo, al termine della conferenza, a firmare autografi per i suoi fans e a concedere fotografie, trapela quella vena malinconica di chi è stato costretto ad abbandonare la propria patria.

La sera successiva il concerto.

I Non Smoking sono un gruppo nato nel 1979 ad opera di Nelle Karajilic che nonostante le varie difficoltà dovute alla censura, ha ben quattro album al suo attivo.
Dal 1986 Kusturica ne è parte integrante nel ruolo di chitarrista ritmico. Dal 1994 c’è anche Stribor Kusturica, figlio di Emir alla batteria.
Nel concerto romano, tenutosi a Villa Ada nell’ambito del festival “Roma incontra il mondo”, c’erano anche l'incredibile Dejan Sparavalo al violino, Veriba Miloradovic a clarinetto e tromba, Zoran Milosevic a fisarmonica e trombone, Nenad Gajin alla chitarra, Drazen Jankivoc alle tastiere e Goran Markovski al basso.
Il gruppo si proponeva come gruppo di musica balcanica, ma l’ingegno compositivo di Karajilic (che lo stesso Kusturica nella conferenza lo ha ironicamente - ma con ammirazione - dichiarato il più grande musicista del XX secolo e il suo unico vero idolo), nonché la virtuosità tecnica degli altri componenti, li portano a fuoriuscire dal loro ambito per strizzare l’occhio al rock, al punk, al country, ai suoni latino americani, alle marce fino al minuetto di Vivaldi in versione Hard rock.
L’importanza del Rock come unica vera forma di protesta nella Jugoslavia di Tito è stata ribadita anche nella conferenza, ma qui questo si fonde magistralmente con i suoni della tradizione in un calderone sonoro che conquista il pubblico già dalla sua prima canzone.
Il repertorio eseguito era tutta opera dei Non Smoking, molto del quale attinto dalla colonna sonora del film Gatto nero, gatto bianco, da loro composta, con qualche pezzo ripreso dalla colonna sonora del precedente film Underground, opera dell’altro grande ex-collaboratore musicale di Kusturica: Goran Bregovic.
In questo delirio musicale però la presenza di Kusturica è perlopiù simbolica. Le sue qualità musicali sono di gran lunga inferiori di quelle che dimostra quando è dietro la macchina da presa, tanto che la sua chitarra era ad un volume più basso di quello degli altri strumenti.
Ma se da un punto di vista sonoro non era determinante, è stata proprio la sua presenza sul palco a rendere un ottimo concerto qualcosa di ancora più grande, richiamando quel mondo presente nei suoi film, quelle visioni scatenate dalle vicende di un paese.
Un paese in guerra.
La “Factory” musicale e cinematografica venutasi a creare attorno alla figura di Emir Kusturica è sicuramente una delle proposte di arte impegnata più intelligenti degli ultimi tempi.

lunedì 5 luglio 1999


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lunedì 2 novembre 1998

Unkle - Psyence Fiction - La Recensione



Proposte per una musica del nuovo millennio

SUONI FUTURIBILI, INCROCIO DI GENERI DIVERSI E OSPITI ILLUSTRI NEL NUOVO PROGETTO FIRMATO JAMES LAVELLE E DJ SHADOW.
Quando James Lavelle, giovanissimo fondatore e proprietario della casa discografica Mowax, ha deciso di dar vita al progetto UNKLE assieme a DJ Shadow, indiscusso protagonista della musica del "taglia e incolla", uno solo era il suo intento: realizzare il primo album del nuovo millennio. Ed anche se l'ambizione era piuttosto presuntuosa, Psyence Fiction, il frutto di questo lavoro, sembra dargli ragione.
Summa di tutto ciò che è stata la musica in questi ultimi anni e, allo stesso tempo, elaborazione e continuazione di essa, l'album introduce quella che probabilmente sarà la figura del musicista del duemila. Un musicista a cui non è richiesta qualsiasi abilità tecnica nel suonare uno strumento musicale, né una particolare conoscenza della teoria musicale.
Tutti i suoni di Psyence Fiction esistevano già in precedenza, oppure sono stati campionati da altri musicisti appositamente per l'occasione.
Il lavoro di DJ Shadow, a cui è stata affidata la realizzazione delle musiche, è stato un lavoro puramente mentale. Egli si è limitato a modellare demiurgicamente questi suoni, a sovrapporli, a modificarli. Questo gli ha permesso non solo una visione distaccata dal materiale sonoro, una visione dall'alto che lo ha portato a soluzioni inedite, sempre nuove, ma anche la possibilità di utilizzare una gamma di suoni più ampia di quella normalmente a disposizione.
Per gli Unkle tutto è musica.
Un rumore prodotto da un elettrodomestico non vale meno di una chitarra Heavy-Metal, così come una pubblicità televisiva non è meno musicale di una batteria Jazz.
Nello sterminato crogiolo musicale del nuovo millennio non c'è più differenza tra suono e rumore.
E questo modus operandi fa da sottofondo alle voci di spicco della Mowax chiamate a partecipare al progetto.
Thom Yorke dei Radiohead, Mike D dei Beastie Boys, Richard Ashcroft dei Verve, James Newstead dei Metallica, Kool G Rap e moltissimi altri, provenienti dai generi più disparati, hanno proposto e interpretato il loro pezzo così come sapevano fare. Il resto è opera del genio di DJ Shadow.
Ne sono nati alcuni piccoli capolavori contemporanei quali l'ottima Rabbit in Your Headlights, ballata post-moderna firmata Thom Yorke, Chaos, cantata dalla voce delicata della francese Atlantique, la potentissima Nursery Rhyme o Guns Blazing, esplosione rap vecchia maniera.
Un disco che va oltre qualsiasi catalogazione. Un disco che dimostra che la musica è tutt'altro che morta.
Grandioso.

lunedì 2 novembre 1998


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La scheda dell'album da Wikipedia:
Unkle - Psyence Fiction

Released29 September 1998
RecordedLondon, UK
GenreElectronica, downtempo, trip hop
Length54:57
LabelMo'Wax
ProducerDJ Shadow

Track listing

European and American release
No.TitleVocalsLength
1."Intro (Optional)" (Included on UK promotional slipsleeve only.)2:19
2."Guns Blazing (Drums of Death, Pt. 1)"  Kool G Rap5:01
3."UNKLE Main Title Theme"  3:24
4."Bloodstain"  Alice Temple5:57
5."Unreal"  5:10
6."Lonely Soul"  Richard Ashcroft8:56
7."Getting Ahead In The Lucrative Field of Artist Management"  0:56
8."Nursery Rhyme / Breather"  Badly Drawn Boy4:45
9."Celestial Annihilation"  4:44
10."The Knock (Drums of Death, Pt. 2)"  Mike D3:58
11."Chaos"  Atlantique Khan4:42
12."Rabbit in Your Headlights"  Thom Yorke6:20
13."Outro (Mandatory)"  1:06
14."Be There" (1999 UK bonus track.)Ian Brown5:15

Personnel

  • DJ Shadow – production
  • James Lavelle – vocals, engineering
  • Sie Medway-Smith, Jim Abbiss – engineering
  • Kool G Rap, Alice Temple, Richard Ashcroft, Damon Gough, Mike D, Atlantique Khan, Thom Yorke – vocals
  • Mark Hollis – piano
  • Jason Newsted – bass, theremin

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mercoledì 7 ottobre 1998

Franco Battiato - Gommalacca - La Recensione



E' uscito Gommalacca, il nuovo album di Franco Battiato.
Un disco complesso, contraddittorio, crocevia di generi diversi.
Il disco, dicevano, frutto della conversione di Battiato alla musica e alla cultura contemporanea, quella cultura fatta di sola forma e di stupidità contro cui lui stesso un tempo combatteva.
La situazione è, in realtà, molto meno radicale.
Se, infatti, molti sono gli elementi di innovazione di quest'ultimo lavoro, siamo ben lontani dal disco "Antibattiato" che le voci di corridoio preannunciavano.
Nuove sono le sonorità, che si avvalgono, tra l'altro, di collaboratori illustri quali Morgan dei Bluvertigo, Ginevra di Marco dei C.S.I., Andrea Pezzi o Madaski di Africa Unite, la cui influenza si fa sentire in modo consistente.
Nuovo è anche l'interesse per le nuove tecniche fotografiche digitali nella realizzazione grafica, incentrata su alcune opere di Carmelo Bongiorno, di Alex Majoli Magnum, di Masao Ota e di Karen Cipolla.
Ma in questa atmosfera giovanile, quasi "alla moda", irrompe la forte personalità di Battiato con il suo modo particolare di cantare, con i suoi testi (scritti sempre in coppia con il filosofo Manlio Sgalambro) fatti di ricordi, di citazioni colte o esotiche, di valori che tradiscono quanto egli sia al di fuori da questo mondo.
Le voci filtrate di Shock in my town (assieme a La preda uno dei momenti più felici dell'album) e di E' stato molto bello, le batterie campionate, le potenti chitarre di Quello che fu e de Il martello e la spiga, la linea melodica de La preda che ricorda quelle di Giovanni Lindo Ferretti, fino ad arrivare alla parte centrale di Shakleton (in cui si sconfina nei suoni elettronici londinesi tipo Underworld) non intaccano il lavoro del duo Sgalambro-Battiato.
Sembrano delle parti accessorie aggiunte in un secondo tempo quasi per rendere più moderno un lavoro che era stato già compiuto. Un lavoro autosufficiente. Un modo di fare musica a cui già da tempo l'artista aveva abituato.
Il risultato di questo ibrido è, comunque, un disco omogeneo, non sempre però, facilmente comprensibile al primo ascolto.
Nel complesso, anche se non credo che Gommalacca costituisca uno dei cardini della produzione di Battiato, sicuramente si distingue per questo tentativo di "ringiovanimento", un tentativo appena cominciato e che probabilmente raggiungerà più alte vette in seguito.

mercoledì 7 ottobre 1998


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Alla Ricerca del Vinile Perfetto



Di Franco Battiato ho scritto anche nel mio NUOVO BLOG. Clicca Qui
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La scheda dell'album da Wikipedia:
Gommalacca

ArtistaFranco Battiato
Tipo albumStudio
Pubblicazione18 settembre 1998
Durata44 min : 24 s
Dischi1
Tracce10
GenereMusica elettronica
Rock progressivo
Alternative dance
Musica leggera
EtichettaPolyGram
ProduttoreFranco Battiato
ArrangiamentiFranco Battiato

Tracce 

  1. Shock in my town - (testo: Franco Battiato, Manlio Sgalambro)
  2. Auto da fé - (testo: Franco Battiato, Manlio Sgalambro)
  3. Casta diva - (testo: Franco Battiato, Manlio Sgalambro)
  4. Il ballo del potere - (testo: Franco Battiato, Manlio Sgalambro)
  5. La preda - (testo: Manlio Sgalambro)
  6. Il mantello e la spiga - (testo: Manlio Sgalambro)
  7. È stato molto bello - (testo: Manlio Sgalambro)
  8. Quello che fu - (testo: Manlio Sgalambro)
  9. Vite parallele - (testo: Manlio Sgalambro)
  10. Shakleton - (testo: Manlio Sgalambro; testo tedesco: Fleur Jaeggy)
Musiche di Franco Battiato.

Crediti 

  • Morgan - basso, voce
  • Gavin Harrison - batteria, percussioni
  • Ru Catania - chitarra elettrica
  • Marco Pancaldi - chitarre, voce
  • Ginevra Di Marco - voce
  • Franco Battiato - chitarra elettrica, tastiere
  • Manlio Sgalambro - pianoforte finale in (3), voce recitante in (10)
  • Nicola Walker Smith - voce (2)
  • Andrea Pezzi - voce recitante in (4)
  • Fleur Jaeggy - voce in (10)
  • Madaski - registrazioni, assistito da Maurizio Andiloro
  • Pino "Pinaxa" Pischetola - registrazioni e missaggi, ritmiche e sintetizzatori in (10) e sintetizzatori in (2) e (6)

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mercoledì 9 settembre 1998

Marilyn Manson - Mechanical Animals - La Recensione


Di nuovo Marilyn Manson. Dopo i fasti di Antichrist Superstar e Smells Like Children torna una delle più spregiudicate e iconoclaste rock star Made in USA con un album nuovo di zecca.
Mechanical Animals (è questo il titolo del nuovo lavoro) uscirà in contemporanea mondiale il 15 settembre.
14 brani che si avvalgono delle sonorità cupe, sofferte e inquietanti così come si addice al marchio Marilyn Manson, ma in maniera più elaborata, essenziale nella struttura ma curato nei particolari. Un'evoluzione, la sua, che si fa sentire soprattutto nelle liriche. Basta con la religione. Basta con l'abuso di droga per assopire un conflitto interiore. In Mechanical Animals, Manson si sente dalla parte del giusto ed accusa la realtà circostante, una realtà falsa ed ipocrita. "Venendo a Hollywood" dice il cantante in una recente intervista" mi sono reso conto che la gente qui se ne sbatteva dei sentimenti. Erano umani solo in apparenza, non nella loro sostanza. E se non hai sentimenti ti muovi in maniera molto meccanica, da perfetto 'Mechanical Animal' ".
E di fronte ad un mondo che trascura la propria anima, egli si sente più che mai solo e impotente, e decide di scegliere la via delle allucinazioni, della droga e della musica per uscirne fuori.
In Disassociative canta: "Posso dirti cosa hanno detto nello spazio/ che la nostra terra è troppo grigia/ma quando lo spirito è così digitale/ il corpo agisce in questo modo./ Questo mondo mi sta uccidendo/…".
In I don't like drugs but the drugs loves me dice "Siamo in overdose e siamo pronti a cadere/ A diventare stupidi e a non pensare a niente/ io non amo le droghe, sono loro che vogliono me/…"
Un disco introverso, riflessivo. Marilyn non vuole insegnare nulla a nessuno, ha solo preso coscienza della propria posizione e del suo complesso rapporto con il mondo e, in particolare, con l'altro sesso.
Il disco rientra in un progetto più vasto che comprende anche un'autobiografia, scritta insieme all'amico Neil Strauss e già disponibile nelle librerie (La mia lunga strada dall'inferno, Sperling & Kupfer, 250pp, L.24.500), un film che lo stesso Manson sta scrivendo e di cui "Mechanical Animals" sarà la colonna sonora ed un tour che partirà a metà ottobre.
Moltissime idee nuove pronte ad esplodere.
E chi chiede a Marilyn Manson dove vuole arrivare lui risponde: "…diventare la più grande rock star al mondo".
Staremo a vedere.

mercoledì 9 settembre 1998


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La scheda dell'album da Wikipedia:

Mechanical Animals

ArtistaMarilyn Manson
Tipo albumStudio
Pubblicazione15 settembre 1998
Durata62 min : 30 s
Dischi1
Tracce15
GenereGlam rock[1][2][3]
Rock elettronico
Post-industrial
EtichettaNothingInterscope
ProduttoreMichael BeinhornMarilyn MansonSean Beavan
RegistrazioneThe White Room, Westlake Recording Studios e Conway Recording Studios

Tracce 

  1. Great Big White World - 5:01
  2. The Dope Show - 3:46
  3. Mechanical Animals - 4:33
  4. Rock is Dead - 3:09
  5. Disassociative - 4:50
  6. Speed of Pain - 5:30
  7. Posthuman - 4:17
  8. I Want to Disappear - 2:56
  9. I Don't Like the Drugs (But the Drugs Like Me) - 5:03
  10. New Model No. 15 - 3:40
  11. User Friendly - 4:17
  12. Fundamentally Loathsome - 4:49
  13. The Last Day On Earth - 5:01
  14. Coma White - 5:38
  15. Untitled (come traccia fantasma) - 1:22


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